BRICS e multipolarismo: l’emergere di un nuovo ordine internazionale
- Luca Servodio

- 14 lug
- Tempo di lettura: 4 min
Le trasformazioni che caratterizzano il sistema internazionale contemporaneo stanno modificando profondamente gli equilibri economici e politici costruiti nel secondo dopoguerra. Per oltre quarant'anni il mondo è stato segnato dalla contrapposizione tra i due blocchi guidati da Stati Uniti e Unione Sovietica.

Con la fine della Guerra Fredda e il crollo dell'URSS, gli Stati Uniti sono rimasti l'unica superpotenza globale, dando vita a quella che molti osservatori hanno definito una fase unipolare. Per circa due decenni il predominio economico, finanziario, militare e tecnologico occidentale è apparso incontrastato.
Tuttavia, l'inizio del XXI secolo ha evidenziato processi che hanno progressivamente ridimensionato tale assetto. La crescita economica della Cina, l'affermazione dell'India come grande potenza emergente, il rafforzamento del ruolo internazionale della Russia e l'espansione delle economie di numerosi Paesi del Sud Globale hanno contribuito alla nascita di un contesto internazionale più articolato, nel quale il potere tende a distribuirsi tra una pluralità di attori. In questo quadro si colloca l'esperienza dei BRICS, considerata da molti analisti una delle espressioni più significative della transizione verso un ordine mondiale multipolare.
L'acronimo BRIC venne coniato nel 2001 per indicare Brasile, Russia, India e Cina, quattro grandi economie emergenti che presentavano prospettive di crescita particolarmente elevate. Quella che inizialmente appariva come una semplice categoria economica si trasformò rapidamente in una realtà politica. Nel 2009 si svolse in Russia il primo vertice ufficiale dei capi di Stato e di governo dei quattro Paesi, mentre nel 2011 il Sudafrica entrò a far parte del gruppo, determinando la nascita dei BRICS.
Fin dalle origini, i BRICS hanno condiviso l'esigenza di aumentare il peso delle economie emergenti nelle istituzioni internazionali. I Paesi membri ritenevano infatti che organismi come il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale continuassero a riflettere rapporti di forza ormai superati, attribuendo ai Paesi occidentali una rappresentanza non più coerente con la realtà economica globale. La richiesta di una riforma della governance mondiale è divenuta così uno degli elementi centrali della cooperazione tra i membri del gruppo.
Con il passare degli anni, l'importanza dei BRICS è cresciuta considerevolmente. Oggi il blocco rappresenta una parte significativa della popolazione mondiale, della produzione industriale globale e delle riserve di materie prime strategiche. L'allargamento avvenuto negli ultimi anni, con l'ingresso di nuovi Paesi provenienti dall'Africa, dal Medio Oriente e dall'Asia, ha ulteriormente rafforzato il peso geopolitico dell'organizzazione, consolidandone il ruolo come punto di riferimento per numerose nazioni del Sud Globale.
L'aspetto economico continua a rappresentare uno dei pilastri fondamentali della cooperazione tra i membri. La creazione della New Development Bank nel 2014 ha costituito un passaggio particolarmente significativo. L'istituzione è nata con l'obiettivo di finanziare progetti infrastrutturali e programmi di sviluppo senza sottostare alle condizioni politiche che spesso accompagnano gli interventi degli organismi finanziari internazionali tradizionali. Accanto a essa sono stati sviluppati strumenti di cooperazione monetaria e finanziaria volti a rafforzare la capacità dei Paesi membri di affrontare eventuali crisi economiche.
Particolare rilevanza ha assunto il dibattito sulla cosiddetta de-dollarizzazione. Pur non esistendo attualmente una moneta comune dei BRICS, diversi membri hanno intensificato l'utilizzo delle proprie valute nazionali negli scambi commerciali bilaterali. Tale orientamento nasce dalla volontà di ridurre la dipendenza dal dollaro e dai circuiti finanziari controllati dall'Occidente, considerati da molti Paesi vulnerabili alle pressioni politiche e alle sanzioni internazionali. L'obiettivo non è necessariamente sostituire il dollaro nel breve periodo, ma costruire un sistema economico internazionale caratterizzato da una maggiore pluralità di strumenti finanziari.
La rilevanza dei BRICS emerge con particolare evidenza anche sul piano geopolitico. Pur non essendo un'alleanza militare, il gruppo rappresenta uno spazio di coordinamento tra Paesi che condividono l'idea di un ordine internazionale fondato sul multilateralismo, sul rispetto della sovranità nazionale e sul rifiuto delle logiche egemoniche. Tale impostazione si è manifestata nelle principali crisi internazionali degli ultimi anni.
La guerra in Ucraina ha mostrato chiaramente come una parte significativa della comunità internazionale non condivida automaticamente le posizioni delle potenze occidentali. Molti Paesi appartenenti o vicini ai BRICS hanno mantenuto una posizione autonoma, evitando di aderire alle politiche di isolamento della Russia e privilegiando invece iniziative diplomatiche e negoziali. Analogamente, nelle crisi mediorientali e nelle controversie commerciali globali, il gruppo ha spesso sostenuto la necessità di soluzioni multilaterali e di un maggiore coinvolgimento delle organizzazioni internazionali.
Ciò non significa che i BRICS costituiscano un blocco omogeneo. Al contrario, il gruppo comprende Stati caratterizzati da sistemi politici differenti, interessi economici non sempre coincidenti e visioni strategiche talvolta divergenti. Le tensioni tra India e Cina, le differenti priorità regionali e le specificità nazionali rappresentano elementi che limitano il livello di integrazione politica raggiungibile nel breve periodo. Tuttavia, tali differenze non hanno impedito ai membri di individuare alcuni obiettivi comuni, primo fra tutti il riequilibrio dell'ordine internazionale.
La crescente attenzione che numerosi Paesi riservano ai BRICS riflette una tendenza più generale: l'emergere del Sud Globale come soggetto politico autonomo. Molte nazioni dell'Asia, dell'Africa e dell'America Latina considerano infatti il gruppo uno strumento attraverso cui ampliare i margini di autonomia nelle relazioni internazionali e partecipare più attivamente alla definizione delle regole dell'economia mondiale.
In questo senso, i BRICS non rappresentano soltanto un'alleanza economica tra Paesi emergenti, ma il simbolo di una fase storica caratterizzata dal progressivo superamento dell'assetto unipolare affermatosi dopo il 1991. La loro crescita testimonia l'esistenza di nuove dinamiche economiche e geopolitiche che stanno ridisegnando la distribuzione del potere a livello globale.
Sebbene sia ancora prematuro prevedere quale sarà la configurazione definitiva del sistema internazionale nei prossimi decenni, appare evidente che il processo di transizione verso una realtà multipolare è già in corso. In tale processo i BRICS svolgono un ruolo sempre più importante, rappresentando uno dei principali strumenti attraverso cui le potenze emergenti cercano di costruire un ordine mondiale più equilibrato, inclusivo e rappresentativo delle trasformazioni economiche e politiche del XXI secolo.
Fonti principali
1. Maringiò, Francesco. Cina. La sfida socialista nel XXI secolo. Roma: Red Star Press.
2. Maringiò, Francesco. La Cina oltre il socialismo di mercato. Roma: Red Star Press.
3. Sorini, Fausto. Il XXI secolo e la transizione multipolare. Roma: Edizioni Marx XXI.
4. Documenti conclusivi dei Vertici BRICS.



Commenti