top of page

Iran: dal colpo di Stato del 1953 alla crisi nucleare, una storia di sfiducia e conflitti

  • Immagine del redattore: Luca Servodio
    Luca Servodio
  • 11 lug
  • Tempo di lettura: 4 min

Nel 1953 l'Iran fu teatro di uno degli episodi più controversi della storia del Novecento. Il governo democraticamente eletto del primo ministro Mohammad Mossadegh venne rovesciato attraverso un'operazione organizzata dai servizi segreti britannici e dalla CIA statunitense. Quel golpe, noto come Operazione Ajax, segnò una svolta destinata a influenzare profondamente il Medio Oriente e i rapporti tra Teheran e l'Occidente fino ai giorni nostri.

Nel 1951 Mossadegh decise di nazionalizzare l'industria petrolifera iraniana, allora controllata dalla Anglo-Iranian Oil Company. La scelta aveva un obiettivo preciso: restituire all'Iran il controllo della propria principale ricchezza naturale e garantire una distribuzione più equa dei proventi.

La decisione provocò la dura reazione del Regno Unito, che impose un embargo sul petrolio iraniano e cercò il sostegno degli Stati Uniti per rimuovere il governo di Mossadegh.

Nel clima della Guerra Fredda, Washington considerava l'instabilità iraniana un possibile vantaggio per l'Unione Sovietica. Nell'agosto del 1953 la CIA e l'MI6 (agenzia di intelligence britannica che opera all'estero) organizzarono il colpo di Stato attraverso una combinazione di propaganda, finanziamenti clandestini, corruzione di esponenti politici e militari e mobilitazione di gruppi favorevoli allo scià.

Il 19 agosto Mossadegh venne deposto e lo scià Mohammad Reza Pahlavi consolidò il proprio potere, governando per oltre venticinque anni con il sostegno politico, economico e militare degli Stati Uniti.

Dopo il golpe venne costituito un nuovo consorzio petrolifero internazionale. Le compagnie britanniche mantennero una posizione di rilievo, ma una quota consistente dello sfruttamento e della commercializzazione del petrolio fu assegnata alle grandi compagnie statunitensi, affiancate anche da società francesi e olandesi. Sebbene l'Iran conservasse formalmente la proprietà del petrolio, il controllo operativo e commerciale rimase largamente nelle mani delle compagnie occidentali.

Negli anni successivi sono emerse numerose prove documentali del coinvolgimento diretto degli Stati Uniti nel golpe. Nel 2000 la segretaria di Stato statunitense Madeleine Albright riconobbe pubblicamente che il colpo di Stato aveva rappresentato una battuta d'arresto per lo sviluppo politico dell'Iran. Nel 2013 la CIA ha inoltre declassificato documenti che confermano il proprio ruolo nell'organizzazione dell'Operazione Ajax.

La repressione del regime dello scià, esercitata anche attraverso la polizia segreta SAVAK, alimentò un crescente malcontento che culminò nella Rivoluzione islamica del 1979. Con il ritorno dell'ayatollah Ruhollah Khomeini dall'esilio nacque la Repubblica Islamica dell'Iran. Da quel momento i rapporti tra Teheran e Washington si trasformarono da alleanza strategica a ostilità aperta, aggravata dalla crisi degli ostaggi nell'ambasciata statunitense a Teheran tra il 1979 e il 1981.

È in questo contesto storico che molti analisti collocano la profonda diffidenza della Repubblica Islamica verso l'Occidente. Per Teheran, il ricordo del 1953 rappresenta ancora oggi la dimostrazione che le potenze straniere abbiano cercato più volte di influenzare il destino del Paese.

Contrariamente a quanto spesso si pensa, il programma nucleare iraniano non nacque dopo la Rivoluzione islamica. Le sue origini risalgono agli anni Cinquanta, quando gli Stati Uniti sostennero lo sviluppo dell'energia nucleare civile iraniana nell'ambito del programma "Atoms for Peace". Durante il regno dello scià furono avviati importanti progetti nucleari con la collaborazione di Paesi occidentali. Dopo la rivoluzione del 1979 il programma subì una fase di rallentamento, ma venne successivamente rilanciato dalla Repubblica Islamica.

Negli anni Duemila il programma nucleare iraniano è diventato uno dei principali temi della politica internazionale. L'Iran sostiene che le proprie attività siano destinate esclusivamente a fini civili, come la produzione di energia e la ricerca scientifica. Molti governi occidentali e l'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica (AIEA) hanno tuttavia espresso preoccupazioni per alcune attività nucleari iraniane, rilevando violazioni degli obblighi di trasparenza previsti dagli accordi di controllo e livelli di arricchimento dell'uranio molto elevati, vicini a quelli necessari per un eventuale impiego militare. L'AIEA, pur avendo più volte chiesto maggiore cooperazione da parte di Teheran, non ha dichiarato che l'Iran disponga di un'arma nucleare. L'Iran continua a negare di voler costruire una bomba atomica.

Nel 2015 Iran, Stati Uniti, Russia, Cina, Francia, Regno Unito, Germania e Unione Europea raggiunsero il Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA), uno storico accordo che limitava il programma nucleare iraniano in cambio della progressiva revoca di parte delle sanzioni economiche internazionali. L'intesa venne considerata un importante successo diplomatico e fu accompagnata da un intenso sistema di ispezioni dell'AIEA.

Nel 2018 gli Stati Uniti, durante la presidenza di Donald Trump, decisero però di ritirarsi unilateralmente dall'accordo e reintrodussero severe sanzioni economiche contro l'Iran. In risposta, Teheran iniziò progressivamente a ridurre il rispetto degli impegni previsti dal JCPOA, aumentando il livello di arricchimento dell'uranio e limitando parte della cooperazione con gli ispettori internazionali. I successivi tentativi di rilanciare l'accordo non hanno finora prodotto risultati definitivi.

Le sanzioni economiche hanno avuto pesanti ripercussioni sull'economia iraniana, contribuendo all'aumento dell'inflazione, alla svalutazione della moneta nazionale, alla riduzione degli investimenti esteri e al peggioramento delle condizioni di vita di una parte significativa della popolazione.

Parallelamente, il Medio Oriente è attraversato da conflitti che coinvolgono direttamente o indirettamente Teheran. L'Iran sostiene politicamente, economicamente e militarmente diversi gruppi armati alleati nella regione, tra cui Hezbollah in Libano, Hamas nella Striscia di Gaza e gli Houthi nello Yemen. Le tensioni con Israele si sono progressivamente intensificate e, negli ultimi anni, hanno dato luogo anche a scontri diretti e ad attacchi reciproci senza precedenti. Il conflitto scoppiato dopo gli attacchi del 7 ottobre 2023 e le successive operazioni militari nella Striscia di Gaza hanno ulteriormente aggravato il confronto regionale, aumentando il rischio di un'escalation più ampia.

Oggi il dossier nucleare continua a essere uno dei principali motivi di tensione tra Iran, Stati Uniti, Israele e diversi Paesi europei. I negoziati diplomatici restano in una fase di stallo, mentre la crescente instabilità regionale rende ancora più difficile il raggiungimento di un'intesa duratura.

Per comprendere l'Iran di oggi non basta osservare gli eventi degli ultimi anni. Il colpo di Stato del 1953 continua a rappresentare uno spartiacque storico. La caduta di un governo eletto, l'intervento delle potenze straniere e il successivo sostegno a un regime autoritario hanno lasciato una memoria profonda nella società iraniana.

Le responsabilità delle tensioni odierne sono molteplici e non possono essere ricondotte esclusivamente agli eventi del 1953. Esse coinvolgono le scelte dei governi iraniani, degli Stati Uniti, delle potenze regionali e della comunità internazionale. Tuttavia, per molti storici e osservatori, il golpe del 1953 resta uno dei momenti decisivi che hanno contribuito a costruire la sfiducia reciproca tra Iran e Occidente, una sfiducia che ancora oggi pesa sulla crisi nucleare e sugli equilibri del Medio Oriente.

Commenti


bottom of page