Molisannio, una nuova idea di territorio e di istituzioni

di Luca Servodio e Luigi Rianna
L'idea del Molisannio non nasce oggi. Già in passato era stata avanzata la proposta di ricomporre, in una visione territoriale comune, realtà legate da rapporti storici, culturali, economici e sociali che meritano di essere valorizzati.

Oggi quella proposta torna ad avere una particolare attualità anche alla luce del dibattito riportato dalla stampa sulla Provincia di Isernia e sull'ipotesi di un referendum per l'aggregazione all'Abruzzo. Al di là degli esiti e delle posizioni che emergeranno su questa prospettiva, il tema pone ancora una volta una questione più ampia: quale debba essere il futuro dell'assetto territoriale e istituzionale di queste aree e, soprattutto, quale sia il modello di governo più adeguato per comunità che mantengono legami storici, geografici, economici e sociali che spesso superano gli attuali confini amministrativi.
È proprio da questa discussione che la proposta del Molisannio può essere ripresa con una prospettiva diversa: non per riproporre semplicemente l'idea originaria, ma per aprire una riflessione più ampia sul futuro del territorio e, soprattutto, sul modo in cui deve essere governato.
Il Molisannio può diventare qualcosa di più di un nome. Può diventare una proposta politica, istituzionale e territoriale capace di interrogarsi sul futuro di un'area che oggi appare divisa da confini amministrativi, ma che conserva legami profondi e interessi comuni.
La questione, tuttavia, non dovrebbe essere soltanto quella di immaginare una nuova Regione, più grande dell'attuale Molise. La domanda vera è un'altra: serve ancora la Regione come livello intermedio di governo territoriale? Oppure è arrivato il momento di ripensare questo modello, restituendo alle Province funzioni, risorse e responsabilità e costruendo, attraverso di esse, un territorio realmente integrato?
È da questa domanda che dovrebbe partire oggi il progetto Molisannio.
Non una nuova Regione, dunque, ma una nuova idea di territorio e di istituzioni.
L'obiettivo dovrebbe essere quello di superare progressivamente la Regione come livello intermedio di governo territoriale e trasferire le relative funzioni, secondo la loro natura e dimensione, allo Stato, alle Province e ai Comuni. Le Province, in particolare, dovrebbero tornare a essere vere istituzioni territoriali, dotate di competenze precise, risorse adeguate, personale qualificato e autonomia operativa.
Non si tratterebbe di sostituire una burocrazia regionale con una nuova burocrazia più grande. Al contrario, il principio dovrebbe essere quello di ridurre i livelli di sovrapposizione, avvicinare le decisioni ai cittadini e rendere chiaramente individuabile il responsabile di ogni scelta.
Ogni funzione dovrebbe essere esercitata dal livello istituzionale più vicino ai cittadini che possieda, allo stesso tempo, la dimensione e le competenze necessarie per svolgerla efficacemente.
Il Comune dovrebbe occuparsi della comunità e dei servizi di prossimità. La Provincia dovrebbe governare ciò che supera la dimensione del singolo Comune: pianificazione territoriale, viabilità, infrastrutture sovracomunali, ambiente, manutenzione del territorio, edilizia scolastica, coordinamento e programmazione. Lo Stato dovrebbe mantenere le grandi funzioni nazionali e strategiche.
In questo modello, il Molisannio rappresenterebbe il quadro territoriale e strategico comune, mentre le Province diventerebbero gli strumenti istituzionali attraverso i quali governare concretamente i diversi territori. Non una Provincia unica e non una Regione più grande, ma più Province forti, territorialmente coerenti e capaci di collaborare all'interno di una strategia comune.
Rafforzare le Province avrebbe senso soltanto se alle nuove competenze corrispondessero risorse finanziarie, strutture tecniche e responsabilità effettive. Una Provincia chiamata a occuparsi di viabilità, ambiente, pianificazione, scuole, infrastrutture o programmazione territoriale non può essere lasciata senza gli strumenti necessari per farlo. Non avrebbe senso attribuirle responsabilità senza darle la possibilità concreta di esercitarle.
Le Province dovrebbero quindi poter disporre di personale qualificato, uffici tecnici adeguati e una quota significativa delle risorse necessarie alla realizzazione degli interventi. Dovrebbero poter elaborare propri piani strategici, coordinati all'interno di una più ampia strategia territoriale del Molisannio.
In questo modo cambierebbe anche il rapporto con i piccoli Comuni. Molti conoscono perfettamente i problemi delle proprie comunità, ma spesso non possiedono strutture tecniche e amministrative sufficienti per affrontare interventi complessi. La Provincia potrebbe diventare il loro principale supporto tecnico e operativo: un interlocutore capace di accompagnare un progetto dalla progettazione alla ricerca delle risorse, fino alla realizzazione.
La Provincia, quindi, non come sovrastruttura burocratica, ma come strumento al servizio dei Comuni e delle comunità.
La vera semplificazione si avrebbe quando il cittadino sapesse con chiarezza chi deve occuparsi di una strada, di una scuola, di un dissesto idrogeologico, di un'infrastruttura o di una scelta di pianificazione.
Se una competenza è della Provincia, la Provincia deve poter decidere e intervenire. Se riguarda il Comune, deve poter decidere il Comune. Se richiede una programmazione nazionale, deve intervenire lo Stato. Meno sovrapposizioni e soprattutto meno quella zona grigia nella quale tutti sembrano avere una competenza, ma nessuno appare realmente responsabile.
In questa prospettiva assume particolare importanza la Valle Caudina.
Se il Molisannio vuole essere realmente un nuovo progetto territoriale, non può limitarsi a ricomporre soltanto una parte dei territori storicamente e geograficamente collegati. Deve interrogarsi anche sulle realtà oggi divise da confini amministrativi che non sempre corrispondono alle relazioni effettive tra le comunità.
La Valle Caudina rappresenta uno degli esempi più evidenti di questa frammentazione. Per storia, posizione geografica, rapporti economici e sociali e collegamenti con i territori circostanti, dovrebbe essere considerata nella sua interezza e non come una somma di porzioni amministrativamente separate.
Questo non significa necessariamente immaginare una Provincia della Valle Caudina. Significa piuttosto che, nel nuovo assetto territoriale, l'intera Valle dovrebbe essere ricompresa all'interno di una medesima Provincia del Molisannio, sulla base di criteri geografici, storici, economici e funzionali.
La scelta dovrebbe naturalmente essere il risultato di uno studio serio e di un confronto con le popolazioni interessate. L'obiettivo, però, dovrebbe essere chiaro: evitare che anche nel nuovo sistema una comunità territorialmente omogenea continui a essere divisa da confini amministrativi che non corrispondono alla vita reale delle persone, alle relazioni economiche e sociali e ai servizi di cui esse usufruiscono.
La Valle Caudina potrebbe così diventare un caso emblematico della filosofia del Molisannio: non cancellare le identità locali, ma superare quelle divisioni amministrative che impediscono di affrontare insieme problemi e opportunità comuni.
Il Molisannio non dovrebbe essere costruito attraverso la cancellazione delle identità esistenti. Al contrario, dovrebbe valorizzarle mettendole in rete.
Le diverse Province conserverebbero la propria identità e le proprie specificità, ma potrebbero lavorare all'interno di una strategia comune per infrastrutture, trasporti, sviluppo economico, turismo, agricoltura, ambiente, formazione, università e servizi. Questa cooperazione sarebbe il vero elemento unificante del progetto.
Il Molisannio non avrebbe bisogno necessariamente di un unico grande apparato amministrativo per essere un territorio unitario. Potrebbe esserlo attraverso una comune strategia territoriale e attraverso la capacità delle sue Province e dei suoi Comuni di collaborare.
In altre parole, l'unità non dovrebbe essere soltanto amministrativa. Dovrebbe essere funzionale.
È un passaggio importante, perché consente di superare l'idea secondo cui, per avere un territorio forte, sia necessariamente necessario avere un'unica istituzione forte. Potrebbe essere vero il contrario: un territorio può diventare più forte quando diverse istituzioni territoriali sono realmente responsabili delle proprie competenze e, allo stesso tempo, capaci di cooperare su obiettivi condivisi.
Una riforma istituzionale, però, non avrebbe alcun significato se non fosse finalizzata a migliorare concretamente la vita delle comunità.
La vera emergenza di queste aree è lo spopolamento.
I giovani non lasciano i territori soltanto perché mancano posti di lavoro. Se ne vanno anche quando mancano servizi, collegamenti, formazione, cultura, assistenza sanitaria e una prospettiva credibile per il futuro.
Per questo il Molisannio dovrebbe essere innanzitutto una strategia di sviluppo.
Le infrastrutture dovrebbero essere pensate come una rete e non come una somma di interventi isolati. I piccoli Comuni dovrebbero essere collegati ai poli sanitari, scolastici, universitari e produttivi. I territori interni dovrebbero poter comunicare più facilmente tra loro e con le grandi direttrici nazionali.
La stessa logica dovrebbe riguardare la sanità, con una maggiore attenzione alla medicina territoriale, ai servizi di prossimità e all'assistenza alle persone anziane e fragili.
Parallelamente, occorrerebbe costruire politiche comuni per sostenere imprese, agricoltura, artigianato, turismo e innovazione, creando condizioni che consentano ai giovani non soltanto di restare, ma anche di tornare.
Il territorio non può limitarsi a chiedere risorse. Deve essere capace di trasformarle in progetti, occupazione, servizi e qualità della vita.
Il Molisannio non dovrebbe essere una guerra tra territori. Non dovrebbe essere una contrapposizione tra Molise e Campania, né tra Province o Comuni. Dovrebbe essere una proposta di cooperazione tra comunità che riconoscono di avere legami e interessi comuni.
Proprio per questo, un progetto di questa portata non potrebbe essere improvvisato.
Prima di qualsiasi ridefinizione istituzionale sarebbero necessari studi economici e demografici, analisi dei servizi, valutazioni finanziarie, approfondimenti giuridici e un confronto aperto con cittadini, amministratori, imprese, università, associazioni e organizzazioni sociali.
Una trasformazione dell'assetto territoriale non può essere decisa soltanto dall'alto. Deve essere conosciuta, discussa e sottoposta al giudizio delle popolazioni interessate.
Il Molisannio potrebbe così diventare qualcosa di più di una proposta sui confini. Potrebbe diventare una discussione sul futuro del governo dei territori.
È questa, in fondo, la sfida più ambiziosa.
Il Molisannio non dovrebbe nascere per chiedere semplicemente una nuova Regione. Dovrebbe nascere per mettere in discussione il modello stesso con cui oggi viene governato il territorio e proporre una diversa distribuzione delle responsabilità tra Stato, Province e Comuni.
Meno centralizzazione regionale, più responsabilità territoriale. Province forti. Comuni protagonisti. Istituzioni più vicine. Competenze più chiare. Risorse collegate alle responsabilità.
Il Molisannio potrebbe diventare un laboratorio di questa nuova architettura istituzionale: un territorio unitario nella strategia, ma articolato in più Province capaci di governare concretamente le proprie comunità.
Non una Regione più grande, ma un territorio più unito. Non un nuovo apparato burocratico, ma istituzioni territoriali più forti e responsabili. Non la cancellazione delle identità locali, ma la loro valorizzazione all'interno di una visione comune.
E dentro questa visione anche realtà oggi frammentate, come l'intera Valle Caudina, potrebbero trovare una collocazione territoriale coerente, senza essere ulteriormente separate da confini amministrativi privi di una reale corrispondenza con la vita delle comunità.
Cambiare una carta geografica può essere relativamente semplice. Cambiare il modo di governare un territorio è molto più difficile.
È proprio questa la vera sfida del Molisannio: trasformare una memoria storica condivisa in una prospettiva comune, costruendo un territorio capace di programmare, cooperare e assumersi responsabilità attraverso Province forti e Comuni realmente protagonisti.
Il Molisannio, in questa prospettiva, non sarebbe soltanto un nuovo nome.
Sarebbe una nuova idea di territorio.



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