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Teatro in Valle Caudina

  • Luigi Rianna
  • 19 lug
  • Tempo di lettura: 4 min

di Luigi Rianna*

Mi avvicinai a questa nobile arte per caso. Un mio amico, con la passione per la scrittura, aveva messo su una commedia inedita e gli serviva una persona simpatica, con la battuta pronta. Mi propose di recitare una piccola parte e, un po’ per sana incoscienza e un po’ anche per combattere la mia timidezza, decisi di accettare.

I primi incontri non furono facili: imparare una parte e cercare di interpretarla era tutt’altro che semplice. La fortuna, per me e solo per me, fu la durata quasi interminabile del periodo di preparazione per la messa in scena della commedia. Infatti, mentre molti, una volta imparata la parte, si preparavano al grande debutto, che non arrivava mai, io incominciai a osservare più attentamente il gruppo: come era composto, come si interfacciava, i vari aspetti anche sociali che un gruppo teatrale amatoriale stava sviluppando.

La cosa che balzava subito agli occhi era sicuramente la grande varietà dei componenti: c’erano bambini, ragazzi, persone adulte, uomini, donne; c’erano l’architetto, il bracciante agricolo, il medico, l’operaio, l’universitario, il disoccupato cronico, l’attore mancato. Tutti, per un paio d’ore, tre volte a settimana, in un piccolo paese di provincia, decidevano autonomamente di spogliarsi del proprio io e diventare pezzi di un grande gruppo omogeneo, probabilmente alla ricerca del proprio vero io.

Nel teatro amatoriale, la cosa bella e formativa è sicuramente il periodo di preparazione della commedia: è una vera e propria palestra per la mente e per il fisico. Tutti hanno un periodo no o semplicemente delle giornate pesanti, per lavoro, famiglia, amori o salute, ed ecco l’opportunità, a fine giornata, di avere un luogo dove lasciare fuori il proprio quotidiano e concentrarsi su se stessi.

Oltre alla palestra mentale e fisica durante le ore di prove, nasce subito una necessità: condividere tutto col gruppo. Si organizzano cene, uscite collettive; tutti i pretesti sono buoni per condividere un pezzo di vita con i componenti del gruppo. Era talmente bello e piacevole che, oltre a coinvolgere componenti delle nostre famiglie, venivano alle prove anche persone esterne ed ecco che si creavano ad hoc delle figure non necessarie, se non per giustificare la presenza di tante persone: assistente alla regia, assistente di palco, assistente al camerino e così via.

Per la prima volta nel mio paese, un gruppo di 30-35 persone, non solo rotondesi ma caudini, tre volte a settimana si ritrovava in una struttura pubblica per costruire un progetto comune, condividendo un pezzo della propria vita: un momento di condivisione più unico che raro.

Col tempo ho avuto modo di apprezzare i vari gruppi e le associazioni che fanno teatro in Valle Caudina. Ad Airola, “Airolandia” fa un ottimo lavoro, specialmente con i ragazzi, raggiungendo livelli altissimi. A Paolisi il gruppo “Jesce o’ Sole” organizza una rassegna teatrale molto interessante e di grande successo di pubblico. A Cervinara “Caudium Theatrum” ripropone commedie della tradizione napoletana in modo eccelso. A Montesarchio la Pro Loco, con la sua scuola di teatro, ha creato un gruppo coeso e motivato. Lo stesso vale per San Martino Valle Caudina con la sua Pro Loco. Anche Rotondi, con l’associazione “O’ Cardill”, porta in scena ormai da vent’anni spettacoli teatrali gradevoli.

Ma, se devo essere sincero, l’esperienza teatrale più entusiasmante l’ho vissuta a Cirignano.

Personalmente, le volte in cui sono stato a Cirignano si contano sulle dita di una mano. Due volte mi sono recato in questa frazione di Montesarchio per assistere a rappresentazioni teatrali e, in entrambe le occasioni, ho trovato, a mio modesto parere, la vera essenza del teatro sociale amatoriale.

Sul piazzale della chiesa rionale, in un piccolo angolo, montano una scenografia alla meno peggio. Per iniziare la commedia bisogna aspettare che il prete finisca la messa. Una volta usciti tutti i fedeli, possiamo prendere posto.

Qualitativamente parlando, le varie interpretazioni non sono di altissimo livello, ma vedere l’entusiasmo degli attori, alcuni dei quali di una certa età, è qualcosa di unico e autentico. Non riuscivi a vederli come attori, perché una parte importante della loro fisicità, la mimica, la voce e le espressioni facciali erano irrimediabilmente reali. Si capiva che l’attore non aveva alcuna velleità di diventare tale: la sua unica missione era ravvivare il posto desolato in cui viveva.

I loro occhi avevano il fuoco e quel fuoco ci ha scaldati tutti.

Per non parlare del pubblico: alcune signore avevano ben pensato di cucinare dei dolci e condividerli con il pubblico presente (pagante). L’emozione del pubblico nel vedere i propri amici sul palco era trascinante.

Una volta un ragazzo attirò la mia attenzione. Non era molto grande d’età, ma la vita dura e le pessime abitudini si notavano tutte sul suo fisico e sul suo volto, molto più anziano di lui. Con passo incerto sembrava snobbare la rappresentazione e, senza far rumore, sembrava guadagnare a stento, tra la folla e le troppe birre, la strada di casa.

Ma ecco che si ferma, in disparte, sotto l’arco di un portone. Dà uno sguardo all’insolita folla di stranieri che ha riempito quello spazio quotidianamente deserto e, improvvisamente, i suoi occhi sprigionano mille emozioni: felicità, contentezza, amore, gratitudine, riconoscenza.

Con la sigaretta tra i denti non riusciva a smettere di applaudire, anche quando il copione non lo prevedeva. Lui doveva, in qualche modo, ricambiare quella passione che gli attori mettevano sul palco.

In quel momento era chiaro a tutti che la missione era stata completata: il teatro aveva vinto. Aveva riempito uno spazio e dei vuoti, non solo fisici. Tutti erano protagonisti di un progetto di rinascita attraverso l’arte.

In un momento post PNRR, in cui tutti i politici, e non solo, fanno dei resoconti sulle infrastrutture realizzate e da realizzare nella nostra amata Valle, il teatro sociale-amatoriale è forse l’unico bulldozer che cerca di distruggere, o comunque rallentare, l’unica grande infrastruttura presente sul nostro territorio, che anno dopo anno si migliora, cresce e assume nuova manodopera: “l’autostrada della droga”, che taglia in due la nostra amata Valle.

 

* attore teatrale amatoriale

1 commento


salvador
salvador
20 lug

Luigi, questo testo mi ha colpito profondamente perché racconta esattamente ciò che anche noi viviamo nel teatro amatoriale.

Il teatro non è solo andare in scena: è soprattutto il tempo delle prove, la crescita personale, l'amicizia, la condivisione e la costruzione di una comunità. Persone diverse per età, lavoro e carattere si ritrovano per lasciare fuori, almeno per qualche ora, i problemi quotidiani e diventare parte di qualcosa di più grande.

La pagina dedicata a Cirignano è forse la più bella: dimostra che il valore del teatro non sta nella perfezione tecnica, ma nella capacità di accendere gli occhi delle persone, riempire spazi vuoti e creare relazioni autentiche, anche io in quella borgata vivo una parte di me quella più…

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